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Fra i media, i mezzi d’informazione, è diffusa l’opinione che oggi si debba o si possa fare attività creativa quasi esclusivamente con gli strumenti tecnologici come il video, il computer, le installazioni, la fotografia, o la combinazione fra questi, guardando, perciò, con un certo distacco l’uso delle antiche tecniche pittoriche da parte degli artisti. Gli artisti, per fortuna, quando sono tali, scelgono liberamente i propri mezzi espressivi e non si lasciano travolgere dalle mode o dal vezzo delle provocazioni. Gabi  Troester, fra quest’ultimi, persegue una sua coerente forma creativa che fa dell’uso del colore e del segno gli elementi centrali e insostituibili della propria espressività artistica. Le sue opere contengono alcune cifre di lettura interpretativa che caratterizzano la personalità creativa dell’artista. Esse vanno dal valore segnico-strutturale a quello estetico-formale, da quello materico-costruttivo a quello espressivo-compositivo. Per quanto riguarda il valore segnico-strutturale e materico-costruttivo, l’artista dimostra una grande abilità pittorica attraverso una strutturazione di qualità che rimanda alla sua specifica e personale formazione grafica in cui la superficie e il segno sono componenti complementare ed essenziali per l’elaborazione qualitativa della textura di base. Questo dato è un po’ la caratteristica distintiva della sua enorme capacità di far vibrare la superficie della tela al fine di rendere evidenti e graficamente squillanti le successive stesure del colore. La massa cromatica, i segni e le linee graffiate sulla stesura di base, divengono infine elemento interpretativo del significato ultimo dell’opera, coordinata qualificante del suo percorso creativo. La rappresentazione delle masse figurative, la geometria dei segni, hanno un tratteggio di raffinata qualità che rimanda ulteriormente alle sue capacità di abile grafica. Basterebbero già questi primi rilievi tecnici per valutare positivamente l’arte della Troester e collocarla ai vertici della espressività artistica, in contrapposizione a quanti, dichiarandosi artisti, non  hanno la stessa abilità nello strutturare le opere e in cui le stesure dei colori sono piatte superfici senza alcuna vibrazione ed emozione espositiva. Queste interessanti masse cromatiche vengono composte dalla Troester con la meticolosità con cui si tracciano a bulino le superfici delle lastre per la realizzazione delle puntesecche nella tecnica calcografica e gli effetti derivati fanno sì che  possiamo apprezzare ogni centimetro della superficie esposta come un testo di antichi codici miniati. Abilità tecnica e capacità espositive, quindi, fanno della Gabi  un’artista con tutte le necessarie cognizioni elaborative per proporre temi artistici di sicuro valore. Sul piano estetico–formale ed espressivo-compositivo l’artista si presenta con pochi temi dominanti e  una tavolozza riccamente vibrante, assolutamente originale e ricca di implicazioni culturali di vasto respiro. La linea espressiva scelta dalla Troester: particolari esaltati di una realtà interiore, culturalmente molto attenta e antropologicamente tipicizzata sul versante astratto, è solo un modo per esercitare l’impegno creativo su qualcosa che le è sempre preesistito artisticamente e che fa parte del suo bagaglio genetico. Ma che è riduttivo, se lasciato a se stante, per spiegare il grande fulgore espressivo dell’artista. Questi spazi di realtà interiore che ella descrive ed esprime in termini pittorici non sono altro che un elemento minimale per comunicare le proprie ansie e le proprie emozioni, ma anche tutto ciò non basta ancora a spiegare la sua enorme forza espressiva la quale prende le connotazioni di valori culturali internazionali. Ella si serve di minimi territori della realtà per dirci della universalità dell’uomo, della sua capacità di descrivere con pochi elementi costruttivi quanto di più urgente scorre nella ragione e nel cuore. E queste minimali geometrie della realtà le colloca al centro di un tessuto pittorico davvero esaltante facendo leva sulle masse luminose estratte quasi sempre dai colori primari. Il risultato ottenuto è una miscela di spazio senza tempo e un tempo senza memoria, come dire: la metafisicità della realtà e il surrealismo della visione. I tagli grafici ed espressivi usati acuiscono questo senso dello spazio senza tempo in cui la luce e il colore sopravanzano sulla matericità della realtà per reiventarla attraverso l’emozionalità interiore e la decantazione di tutti i connotati culturali internazionali. Le sue opere, osservate fuori dal contesto figurativo noto, dal punto di vista delle masse cromatiche e delle geometrie delle forme, assumono nuove prospettive e riassumono la storia dell’arte del  Novecento. I riferimenti a Mondrian, Josef Albers, Sean Scully, Hans Hartung, Lyonel Feininger sono evidenti e ciò, se ancora ce ne fosse bisogno, dimostra la enorme sapienza espositiva dell’opera dell’artista stiriana, in cui l’azione figurativa si ovrappone e si integra con la lezione astratta del Novecento. L’artista ha già tutte le carte in regola per internazionalizzare il suo percorso creativo nei circuiti espositivi, portatrice com’è di valori

culturali forti e di una estetica ampiamente universalizzata.

IL
SOLITARIO
CLAMORE
DEL
SEGNO-
COLORE
di
Pino Bonanno

Ottobre 2009